Leno-Chiavari in bici a 57 anni. L'impresa poetica di Raffaele Berardi

Ci sono giorni in cui pedalare diventa fondamentale. Per staccare la testa dai pensieri complicati e dopo momenti difficili, o forse per collegarla un po' di più. Per dimenticare ricordando, per dimostrare qualcosa a se stessi anche se si è fatto già tanto, probabilmente il massimo.

 

Questo vortice di emozioni ha avvolto Raffaele Berardi, infermiere e ciclista del Veloteam Leno che a 57 anni ha deciso di compiere un'impresa sportiva in sella alla sua bicicletta. Lo scorso luglio è partito all'alba da Leno alla volta di Chiavari, in provincia di Genova, per un giro turistico da 410 chilometri. Partenza all'alba, arrivo alle 22 (15 ore e 38 minuti tutti d'un fiato). Un viaggio in solitaria, una sfida con se stesso e il solo supporto della fedelissima moglie, al seguito in automobile per illuminare le strade secondarie più buie e fornire rifornimento ed eventuale assistenza.

 

“Quest'anno sentivo il desiderio di fare qualcosa di importante. Lo spunto me l'ha dato inizialmente l'anno 2020 e la formula 20x20=400. Sembrava un invito scritto sul calendario. Quindici anni fa feci un'altra pedalata simile, coprendo 456 chilometri di distanza, ma ripetersi a 57 anni non è proprio la stessa cosa”.

 

La prima parte del 2020 ha conferito ulteriori motivazioni a Berardi: “Lavoro all'ospedale di Manerbio e durante la pandemia ho visto tanta sofferenza. Ho lavorato su doppi turni costantemente e mi sono promesso che se tutto fosse andato bene avrei davvero portato a termine quel percorso che avevo tracciato nella mia mente. A me è andata bene, ad alcuni amici no. Ho portato con me il loro ricordo lungo la strada, nel mio doppio turno in sella”.

 

Una strada che ha regalato incontri, spunti di riflessione e insegnamenti: “Esperienze come questa ti ricordano di non mollare mai, di lottare e insistere per raggiungere ogni obiettivo. Ci sono grandi significati sportivi, ma anche umani. Mi sono reso conto che imboccando vie poco battute e viaggiando in bicicletta si fanno incontri speciali, si vedono luoghi meravigliosi e personaggi strani che in automobile non noteresti mai. Ed io per qualcuno sarò sicuramente stato un tipo di quel genere”.

 

Sul Passo del Bocco Berardi ha reso omaggio alla lapide posata in ricordo di Wouter Weilandt, morto durante il Giro d'Italia del 2011. Poco distante ha apprezzato una fontanella posizionata da un abitante del posto per dissetare i ciclisti di passaggio: “Quel signore mi ha raccontato che era un gregario di Gimondi”.

 

Berardi, invece, è semplicemente Raffaele, un uomo che ama “fare il cicloturista, preferendo guardarsi intorno invece di guardare il cronometro. Impresa? No, non ho fatto niente di straordinario. A Chiavari ho detto a un tizio che ero bresciano. Mi ha chiesto dove avevo parcheggiato l'automobile prima di salire in sella. Gli ho risposto a casa, in garage. Ci siamo fatti una bella risata”.

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